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Posted 4 luglio 2013 by Redazione in Attualità
 
 

Altro che Croazia e Slovenia…

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di Vittorio Desiati

I nostri operatori turistici e, in particolare, l’industria balneare abruzzese, sono tra i più vilipesi e raggirati d’Europa. Proprio di fronte a noi abbiamo Slovenia e Croazia (per non dire degli altri stati ex jugoslavi) che non sanno neanche cosa siano le regole ambientali, non hanno a che fare con dati Arta che il giorno dopo l’uscita vengono smentiti da quelli di Goletta Verde (da ieri, giorno di arrivo a Pescara di quella barchetta, il nostro mare è ufficialmente inquinato), non hanno a che fare con bandiere blu o di altro colore, non hanno pastoie burocratiche quali concessioni per ombreggi, concessioni demaniali ed altre cazzate tutte italiche che vengono sistematicamente perpetuate per tenere la gente che lavora duramente come gli operatori turistici soggiogati e schiavizzati da regole che, come sono state fatte, potrebbero essere cambiate sol che lo si voglia. Abbiamo un mare meraviglioso, strutture invidiabili dal punto di vista dell’accoglienza (non voglio far torto a nessuno facendo nomi ma l’hotel che frequento in agosto al lido di Casalbordino, a detta di tanti ospiti italiani – e non – che ho conosciuto negli ultimi 20 anni e per diretta esperienza, stacca di centinaia di punti la le strutture croate e slovene di categoria elevata che conosco. E così gli altri hotels, campings di casa nostra. E questo per l’onestà dei prezzi, la infinita cortesia e disponibilità verso la clientela, il clima di fiducia familiare che riescono a creare). In tutto ciò (leggasi Il Centro di oggi) si inserisce il consueto predicatore che decanta lodi all’altra sponda dell’Adriatico come la consueta “occasione di sviluppo” per gli Abruzzesi, come se da quei paesi ancora lontani socialmente ed economicamente dal contesto europeo, potesse arrivare qualcosa di buono per l’Abruzzo. Lo andasse a dire agli operatori balneari che hanno già a che fare con fughe di clientela verso le spiagge croate e slovene dove hanno aperto casinò, beauty farms e casini nel vero e proprio senso della parola annessi agli alberghi; dove cospicue sovvenzioni statali senza controllo europeo hanno fatto sviluppare una industria turistica aggressiva ed a prezzi non concorrenziali e fuori mercato. Mai un operatore balneare Abruzzese potrebbe fare ciò che è stato fatto sull’altra sponda dell’Adriatico senza passare per le varie gogne di burocrati insofferenti e pretenziosi, regole stupide, esperti verdi o di altri vari colori, esposti alla Magistratura, ricorsi ed altri orpelli di tal risma. Questa è la situazione reale, altro che… direttiva Bolkenstein!!! Chi sostiene certe posizioni con le solite chiacchiere pre-elettorali delle occasioni di sviluppo che dovrebbero venire dalle manìe dei ponti verso l’est, riflettesse su cosa sia venuto finora da quella parte d’Europa ossia solo lavoro per le Forze dell’ordine e per i Tribunali. Mi chiedo come mai chi dovrebbe rispondere non risponde: l’assessore regionale al turismo ed i responsabili delle associazioni degli operatori balneari hanno ancora voglia di stare a sentire quelle puttanate cui inevitabilmente qualcuno crede e vota di conseguenza ? Auguri.

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